Tu e la tua sposa

giugno 4, 2021
Nessun commento

 Amoris Laetitia (9 – 13)
Nella Genesi ci sono due racconti della creazione dell’uomo. Sono complementari e, letti insieme, gettano luce sulla nostra natura umana. Nel primo, Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò” (Gen 1, 27). Nel secondo, “il Signore Dio disse: ‘Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda’. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne”. (Gen 2, 18.24).

Che bello! La coppia – l’unione dell’uomo e della donna – è un’immagine viva ed efficace di Dio vivo; nella sua fecondità si rende segno visibile dell’atto creatore. L’unione tra l’uomo e la donna indica una sintonia stretta, un’adesione fisica e interiore, un incontro così intimo che fa di due persone una sola. Da questo incontro, che sana la solitudine, nascono la fecondità e la famiglia.

Il matrimonio è un incontro con un altro che riflette l’amore divino fino a essere immagine della Trinità. Il Dio trino è infatti comunione di amore, e la famiglia è il suo riflesso vivente: il nostro Dio non è solitudine, ma famiglia, perché porta in sé l’essere padre, l’essere figlio e l’essenza stessa della famiglia, che è l’amore. Questo amore, nella famiglia divina, è lo Spirito Santo (San Giovanni Paolo II).

La coppia che ama, quindi, è come una scultura vivente, capace di manifestare il Dio creatore e salvatore. La sua relazione feconda diventa l’immagine che ci fa scoprire e descrivere con parole sempre nuove il mistero di Dio, fondamentale nella visione cristiana della Trinità che contempla in Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito di amore.

Sono molto profondi i simboli e i significati di una famiglia, di una coppia sposata, di una vita in comune tra maschio e femmina, e non possiamo ignorarli nella nostra vita quotidiana. Con l’atteggiamento – con ogni atteggiamento quotidiano – che ho nei confronti della mia sposa o del mio sposo, infatti, rifletto al mondo l’immagine del Dio dell’amore oppure ne do un’immagine distorta.

Che cosa posso fare, nella vita di tutti i giorni, per continuare a cantare – come nel brano del Cantico dei Cantici che si legge spesso durante la celebrazione del matrimonio – “io sono del mio amato e il mio amato è mio”?

Fernando Ianchina
Rete mondiale di Preghiera del Papa
Argentina – Uruguay

VikiTu e la tua sposa

Lascia un commento